Fondata nel VI
secolo d.C. da colonie romane che, naufragate su queste coste, cercarono
sulle alture un riparo dalle aggressioni di Unni, Goti, Visigoti e
Longobardi; Ravello seppe fare del bisogno di scambiare merci la sua
primaria attività. I suoi abitanti, infatti, arrivarono a solcare il
mare fino in Oriente. Il commercio fu fruttuoso e portò ad onori e
benessere economico. Le famiglie nobili arricchirono la Città di
sontuosi palazzi, castelli e chiese (circa 80). Ravello fin dal nascere
dei Comuni, fu rivale di Amalfi e sembra che proprio dagli abitanti di
quest’ultima abbia ricevuto il nome, che dapprima fu “Rabellum”
poi “Ravellum” ed anche “Rebellum” . La Città giunse alla
massima floridità contando circa 40 mila abitanti, poi anch’essa ebbe
la sua decadenza, dovuta a conflitti interni, terremoti, invasioni
saracene, pestilenze.
Villa Rufolo.
Accanto alla galleria che
conduce al belvedere sulla strada “Ravello-Chiunzi-Napoli”, si erge
la torre d’ingresso del Palazzo Rufolo, il più insigne monumento per
Arte ed Antichità di Ravello. Dimora della nobile famiglia Rufolo(XI
sec.) Così la decanta Giovanni Boccaccio nel suo Decamerone: “ Assai
presso a Salerno, è una costa sopra il mare riguardante, la quale gli
abitanti chiamano la Costa d’Amalfi piena di piccole città, di
giardini e di fontane ed uomini ricchi e procaccianti in tutto di
mercanzie si come alcuni altri. Tra le quali città dette, ne è una
chiamata Ravello…” L’ingresso della villa si ha con la torre
minore quadrangolare e moresca che aveva soltanto funzione ornamentale e
non di difesa.Percorrendo il
successivo viale, ombreggiato da cipressi e tigli, ci si trova
l’ingresso del peristilio, il cui lato destro mostra bellissimi
arabeschi che ricordano lavori musulmani di stoffe orientali. Questo
monumento è un singolare esempio di fusione tra l’arte classica e
quella siculo-araba-normanna. Proseguendo, si giunge alla gradinata che
porta al piano superiore dei giardini, dove presso il museo possiamo
ammirare alcuni cimeli delle famiglie che hanno abitato la villa. Domina
i giardini la torre Maggiore del Castello alta circa trenta metri.
Proprio in questi giardini, il 26/5/1880, Richard Wagner esordì dicendo
“Ecco trovato il magico giardino di Kligsor ” citato nel suo
Parsifal”. Ogni anno Ravello ricorda la sua venuta convocando famose
orchestre italiane e straniere per dar vita ai Concerti Wagneriani in
villa Rufolo. Tali orchestre si esibiscono su un palco che sembra
sospeso sul mare, posto al limite del meraviglioso giardino inferiore.
VERSO PIAZZA
FONTANA
Siamo in Piazza Vescovado,
prendendo la stradina che fa angolo con l’Azienda di Soggiorno e
turismo e Via Roma accediamo alla parte di Ravello detta “Toro”.
Percorrendo questa strada, che porta il nome del famoso compositore
“Wagner”, guardando a sinistra appare la facciata della sede
Municipale ex casa di Tolla e antico palazzo del sec. XI,mentre,
guardando a destra, possiamo ammirare più da vicino il campanile della
Cattedrale. Giunti alla fine della scala ha inizio Via Toro, che ha un
pendio a destra, il quale porta alla Villa Di Sangro ex Episcopio; detta
Villa fu rifugio del re Vittorio Emanuele III dopo l’armistizio del’8
settembre 1943 fino alla liberazione di Roma.Questa Villa ospitò
nel 1962 anche la First Lady Jacqueline Kennedy. Difronte alla sede
Municipale c’è l’ingresso del Palazzo della Nobile famiglia
Confalone (sec. 1100), che ha due colonne con capitelli e sull’orlo lo
stemma della famiglia. Pochi metri dopo troviamo il belvedere detto
“Principessa di Piemonte”, dal quale si ammira il panorama della
Costiera e di una parte di Ravello chiamata Torello, dove trovarono
asilo i Picentini dopo la caduta dell’Impero Romano e che si vuole
siano stati i primi abitanti di Ravello. Proseguendo, la stradina ci
porta alla piazzetta di S.Giovanni del Toro, dove troviamo l’ex
Palazzo D’Afflitto il cui ingresso è un misto di frammenti Marmorei
provenienti probabilmente dal tempio distrutto di S. Eustachio in Scala
(patronato dei Signori D’Afflitto), che si trasferirono a Ravello nel
sec. XI.Sull’altro lato
della Piazza troviamo la Chiesa di S. Giovanni del Toro fondata nel 975
con il concorso di nobili famiglie Ravellesi come Muscettola, Pironti,
Rufolo e Russo e che all’interno conserva uno stupendo Pulpito a
mosaico del sec. XI . Il Pergamo è sostenuto da quattro colonne Egizie
con capitelli fregiati con simboli arabeschi. Per raggiungere Piazza
Fontana possiamo percorrere sia la strada rotabile che la stradina a
destra della stessa. Al termine della discesa troviamo Piazza Fontana
Moresca che prende il nome dalla vasca omonima, la quale era abbellita
da due statue raffiguranti un Bue ed un Leone, che attualmente sono in
fase di ripristino, simboli degli Evangelisti. Da questa Piazza possiamo
prendere la stradina in salita, che ci porta alla frazione Lacco.
Percorrendo la strada rotabile che inizia dalla Fontana Moresca,
ritorniamo verso il centro di Ravello. Lungo il tragitto incontriamo una
Chiesetta anticamente dedicata a S.Angelo de Frezza (1216) ed ora
sconsacrata; ad essa era annessa una Congrega, detta “de
flagellanti”, con Ospedale dove i poveri del paese e i pellegrini
venivano soccorsi e sfamati. Giunti al termine della starda troviamo
l’antica Chiesa di S. Maria a Gradillo (sec.XIII). L’ingresso della
Chiesa è situato sulla destra delle scalette che portano in Via Roma,
con la quale possiamo raggiungere Piazza Vescovado a cui si può
accedere anche passando sotto i ruderi del vecchio Castello della Marra
(XII).
PIAZZA DUOMO
Questo è il centro civico e
storico del paese, da dove si diramano gli itinerari per la visita delle
ville dei monumenti più imporatnti. Dominante piazza Vescovado, la
Cattedrale di Ravello, dedicata prima alla S.S. Vergine dell’Assunta e
poi a S.Pantaleone tuttora il protettore della città, fu fondata dal
primo Vescovo di Ravello, Orso Papice nel 1086. Fu sede del Vescovado
direttamente dipendente dal Papa, e dopo una successione di 55 Vescovi
nel 1818, fu soppressa. Questo sacro edificio è stato più volte
trasformato sia nella facciata che all’interno ed oggi, dopo lunghi
lavori di restauro, si può ammirare l’originaria architettura
romanica.Il
portale di bronzo, donato da un patrizio ravellese nel 1179, fu
realizzato da barisano da Trani e misura metri 3,75 di altezza per 2,65
di larghezza. In esso si ammirano 54 riquadri che con simbolismo
cristiano spiegano i misteri della Vita, della Morte e della
Resurrezione di Gesù Cristo e dei suoi seguaci. All’interno della
Chiesa è ancora conservato un capolavoro del sec.XIII, Il Pulpito
(Ambone del Vangelo), fatto erigere nel 1272 da un illustre cittadino
ravellese: Nicola Rufolo. Il Pergamo è sorretto da sei colonne a spira
che poggiano sul dorso di altrettanti leoni, mentre la scala del Pulpito
presenta alcuni riquadri in mosaico con leoni rampanti, draghi ed
uccelli. Degna di essere visitata è la cappella si S. Pantaleone
Martire; costruita da 1643 al 1782, custodisce l’ampolla di rame
d’orata che conserva il sangue del Protettore. Questo prezioso
liquido, che in tutto l’anno si presenta opaco e aggrumito, in
occasione della solenne festa in onore del santo (27 Luglio), si liquefa
ed appare trasparente dimostrando ai fedeli l’immancabile miracolo.
vERSO
VILLA CIMBRONE
Imboccando Via Dei Rufolo,
passando accanto ai ruderi dell’oratorio monumentale dell’omonima
famiglia. Attraversato il portico, incontriamo due strade: Via Orso
Papice, che conduce al Santuario dei SS. Cosma e Damiano e via
S.Francesco, che ci porta verso Villa Cimbrone. Fatta la prima rampa di
scale, sulla destra troviamo una cappelletta costruita nel 1866 e ai cui
piedi si trova un sasso sul quale, come vuole la tradizione, si riposò
S.Francesco nel 1222.Poco più avanti si può già ammirare il Campanile
della Chiesa di S.Francesco e a sinistra un suggestivo panorama con
Villa Rufolo con le sue torri e sullo sfondo di Monte Brusara. Entrando
nell’atrio della Chiesa, notiamo prima le due colonne con capitelli
che sostengono l’atrio stesso, poi, tra le due porte, troviamo una
lapide posta nel VII centenario della morte di S. Francesco essa tra
l’altro ricorda che qui sorgeva l’antica Chiesa di S.Giovanni in
Ponticeto (sec.XII), sulla quale S. Francesco fondò il convento dei
frati minori. Dalla porta minore si accede al Chiostro duecentesco che
è sovrastato dal Convento, il quale ha una biblioteca di testi antichi.
Dalla porta maggiore, invece, si accede all’interno della Chiesa dove,
sotto l’altare, si trova la tomba del Beato Bonaventura da Potenza, il
Santo morto a Ravello il 26/10/1711. Uscendo dalla Chiesa salendo e
salendo le scale si prosegue per via S.Chiara. Villette e antiche case
ci conducono alla fine di questa stradina dove il bosco di Villa
Cimbrone e alti monti, degradanti fino al capo di Conca, ci regalano un
nuovo e suggestivo panorama, mentre difronte si erge il Monastero di
S.Chiara fondato nel 1297.
A sinistra del
viale notiamo un giardino arricchito da statue ornamentali in bronzo tra
aiuole di rose e altri fiori stagionali, mentre a destra il giardino ha
un aspetto più vario per la coltura che va dagli alti fusti alle piante
esotiche. Man mano che si avvicina al Belvedere si scopre la singolare
bellezza della Costiera Amalfitana e la suggestione che la terrazza dà
al visitatore. Alla fine del lungo viale ammiriamo un tempietto di stile
Dorico dove su un piedistallo si erge la Dea Cerere; scendendo le scale
a destra del belvedere e seguendo il vialetto adiacente, incontriamo il
tempio di Mercurio messaggero degli Dei e inventore della Lira. Poco più
avanti il tempio di Bacco, la cui cupola è sorretta da otto colonne in
pietra vesuviana ed ha al centro sul piedistallo un satiro che tiene a
cavalcioni Bacco bambino. Discendendo il sentiero attiguo, si presenta
ai nostri occhi una grotta naturale nel cui interno vi è un nudo di
Venere, opera in marmo dello scultore romano Tadolini. Risalendo fino al
tempio di Mercurio troviamo una stradina alberata con alti cipressi che
a destra è chiusa da un tempietto la cui cupola in ferro è sorretta da
sei colonnine. Raggiunto il roseto, spiccano quattro statue ornamentali
e al centro una Meridiana solare orientale a Mezzoggiorno; più avanti
possiamo ammirare il “Tea Room” che esternamente è arricchito di
Arabeschi in pietra grigia ed al centro ha un Mascherone con due stemmi
Araldici ai lati. Scendendo dal Tea Room ritorniamo all’uscita della
Villa. Nel ritorno, giunti al crocevia di via S. Francesco, via S.Chiara
e via SS. Trinità, possiamo raggiungere P.zza Duomo percorrendo
quest’ultima e ammirando così un suggestivo panorama montando della
vicina Scala, cittadina fondata nel VI sec.